Fritlex è il cambiamento che vorresti nel mondo.

Racconta la seconda vita di un materiale, a cui si dà la possibilità di essere arte: la camera d’aria che un tempo trasportava auto e biciclette, oggi fa viaggiare la tua personalità. Con la scelta di non usare componenti di origine animale, Fritlex è l’alternativa giusta per salvaguardare ambiente e anime. Ogni anno Fritlex evita che lo smaltimento delle camere d’aria inquini la terra, dando loro un nuovo scopo d’esistere. Questi accessori, spesso anche scelti dai vegani, richiamano l’effetto della pelletteria, con il valore aggiunto di essere indistruttibili e facilmente lavabili con il più semplice degli sgrassatori.


Di cosa sia di per sé l’arte se ne potrebbe parlare per ore. Semplicemente perché l’arte è uno strumento con una capacità di adattabilità infinita: è, infatti, un mezzo che si modella a immagine e somiglianza di chi decide di utilizzarlo. Il fine, quindi, non esiste: o, per lo meno, non ne esiste uno preimpostato. Ogni volta che un individuo decide di fare dell’arte il proprio canale di espressione, si compie la realizzazione: un artista si dice infatti “realizzato” se riesce a mettere in pratica la sua passione. Ma, in questi casi, realizzato non è sinonimo di “arrivato, compiuto”. È sinonimo di esistente: perché un artista si sente tale, quindi reale, solo attraverso la sua creatività.


Cosa sia per Alex l’arte ce lo dice direttamente lui:
«Per me è stata una forma di rivalsa. È stato lo strumento grazie al quale sono uscito dall’emarginazione e sono diventato ciò che, da sempre, sento di essere».

«Dal disegno al pongo ai lego: quando ero bambino, ero molto legato a queste tipologie di gioco perché mi permettevano di creare, di dare vita a qualcosa di sempre nuovo, ogni volta diverso. Sono sempre stato una persona eclettica, anche durante la mia infanzia e la mia adolescenza: ho passato periodi in cui ho sentito la sofferenza della ‘diversità’, dell’emarginazione: è in questo senso che l’arte mi ha salvato».

Il bimbo Alex prendeva spunti dalle fiabe, dalle favole. Amava la Disney e ammirava Tim Burton, in particolar modo di quest’ultimo la parte più macabra e horror. Prendeva spunto dalle storie fantastiche e immaginarie che ognuno di noi si sente da raccontare da piccolo:
«Ammettiamolo: a volte il mondo può apparire brutto e noioso. Le fiabe ti danno la possibilità di credere in qualcosa di straordinario, di avere una visione delle cose più bella. Inoltre, aiutano un bambino a sviluppare il dono della fantasia e la capacità di immaginazione. Elementi che danno poi vita alla creatività. Ho sempre avuto una visione onirica dell’universo: questo ti permette di avere prospettive diverse da cui guardare la vita».


Stregatto

Fritlex, azienda che produce borse e accessori in maniera totalmente artigianale dal primo all’ultimo passaggio: lui, la sua mamma e la sua collaboratrice trattano i materiali da utilizzare con le tecniche sartoriali “di una volta”, trasformando la camera d’aria in un pezzo unico, originale, utilizzabile ed eticamente corretto poiché interamente vegan. Il valore aggiunto sono le illustrazioni presenti sugli accessori: sono, infatti, immagini che Alex disegna personalmente e che trasferisce poi sulle sue creazioni.


Fritlex nasce nell’ottobre del 2010, «perché i lavori svolti fino a poco prima non mi soddisfacevano più. Avevo bisogno di creare, realizzare. Di dare vita alle forme che avevo dentro e di farlo in maniera coerente a quello che sono: anticonformista, poco legato ai dettami della moda e fautore della personalizzazione del proprio stile e del proprio modo di essere. È infatti a persone simili a me che si dedica il mio prodotto: a chi ha voglia di distinguersi, di uscire dagli schemi. Seguire le proprie passioni e trasformare ciò che si ama nella propria quotidianità e nel proprio lavoro – continua Alex – è già una coraggiosa scelta anticonformista. Il panorama economico, sociale e commerciale in cui viviamo non è semplice. Anzi, il più delle volte ostacola la nascita di imprese, di aziende e non è sempre adatto alla creatività ma legato, piuttosto, al concetto di omologazione. Credo, però, che non sia impossibile farlo: anzi, per chi ha una passione forte come la mia è necessario per sentirsi vivo. Realizzato, appunto, perché sei ‘reale’ solo se dai vita a ciò che sei veramente. Arrivo – conclude – da un’intera generazione di artisti: abbiamo parenti cantanti, musicisti, costruttori. Credo che crescere in una parentela di questo genere mi abbia permesso di ampliare la convinzione di poter trasformare l’arte nel mio lavoro e non solo nella mia passione: non tutti hanno questa fortuna, per questo è importante aiutare bambini e ragazzi a coltivare ciò che amano».

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